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Mensile Indipendente fondato e diretto da Donato D'Auria. Registrato presso il tribunale di Torino il 30 dicembre 2014 al n° 38

Unione Europea

La guerra del Donbass devasta l'Ucraina

08 marzo 2015

La Guerra del Donbass devasta l’Ucraina

Kiev – Ormai la vita è ripresa, nella capitale ucraina. Dopo le proteste dello scorso novembre, che hanno segnato un cambiamento irreversibile che vuole un’Ucraina decisamente europeista e poco filo-russa. Tutto normale, quindi? No, perché di fatto quello in cui mi trovo è uno Stato diviso in due o tre blocchi, a seconda delle interpretazioni degli esperti. A ovest la situazione è ormai tornata normale, come si diceva, ma ormai la Crimea è di fatto una divisione della Federazione Russa e nella regione del Donbass, dove ormai è in corso una guerra civile ed ideologica, si combatte ormai da mesi in postazioni che rimangono immutate nonostante un enorme spargimento di sangue. Ormai anche l’osservatore meno attento non può non accorgersi che, purtroppo, tra le zone ad alto rischio del mondo c’é anche questa Nazione drammaticamente vicina a quell’Unione Europea insignita del Premio Nobel per la Pace proprio per il suo impegno internazionale a favore della pace nel mondo.

Come dicevamo, mentre tra le varie diplomazie internazionali sono in corso blande trattative di pace, nei distretti di Donetsk e Lugansk si continua a combattere. Qui, solo le campagne sono nelle mani della Guardia Nazionale Ucraina (fedelissima del  Presidente Porosenko), mentre i centri medi e grandi sono nelle mani delle autoproclamate repubbliche locali. È ormai certo che questi territori che si sono autoproclamati indipendenti sono lautamente sovvenzionati dai soldi, ma anche e soprattutto dalle armi, della Russia di Vladimir Putin. Tuttavia noi occidentali non possiamo certamente lavarci le mani. È altrettanto vero, infatti, che almeno cinquecento uomini sicuramente armati dagli USA (o forse addirittura membri dei corpi speciali) stanno aiutando le milizie ucraine in quella che ormai è una guerra di grandi proporzioni che potrebbe destabilizzare quell’equilibrio, creatosi dopo la fine dell’Unione Sovietica, tra Stati Uniti e Russia che ci aveva illusi riguardo una vera e propria pace tra queste due super potenze. A complicare ulteriormente le cose c’è l’omicidio del dissidente russo Boris Nemtsov, un tempo delfino di Boris Yeltsin (era parte della corrente riformista opposta a Putin). Questo influente politico russo è stato, infatti, assassinato da un commando di professionisti nella zona del Cremlino, a Mosca, mentre si trovava in compagnia della sua fidanzata, una modella ucraina misteriosamente scomparsa. Questo delitto sta sicuramente destabilizzando la leadership del nuovo  zar Vladimir Putin. Egli, leader incontrastato fin dal 1999, si sta ritrovando in una situazione simile a quella di Mikhail Gorbaciov nel 1989. Da un lato, infatti, c’é la linea degli oligarchi, che vogliono continuare sulla strada del “soli contro tutti”. Dall’altro c’è, invece, una rinvigorita opposizione che vuole tornare a trattare con NATO ed UE, ovviamente rottamando Putin. Non esiste, però, la terza linea, cioè quella che sostiene le decisioni del Presidente. Insomma, in questa situazione può succedere di tutto e di certo le sorprese sono dietro l’angolo. Luigi M. D’Auria