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Mensile Indipendente fondato e diretto da Donato D'Auria. Registrato presso il tribunale di Torino il 30 dicembre 2014 al n° 38

Cultura

Incredibile terremoto nel mondo editoriale: il Salone del Libro lascia Torino

28 luglio 2016

Incredibile terremoto nel mondo editoriale: il Salone del Libro lascia Torino

Torino – Dopo un’edizione complicata dal punto di vista organizzativo (segnata dai numerosi scandali che hanno colpito la Fondazione per il Libro, che organizza l’evento), gli organizzatori del Salone del Libro di Torino, una delle istituzioni culturali più importanti del nostro Paese, potevano comunque dirsi  soddisfatti. Come al solito, infatti, il Salone era stato riempito da un grande numero di visitatori, che testimoniavano ancora una volta che il binomio quantità-qualità degli eventi é possibile.

Dopo il Salone, però, delle nubi nere si erano addensate sul cielo del comitato organizzatore. Il primo segnale era stata la non riconferma del Presidente della Fondazione, Giovanna Milella. Poi, vi erano state molte polemiche riguardo l’affitto del Polo fieristico del Lingotto, dove si svolge l’evento. Dulcis in fundo, sono arrivate le dichiarazioni di numerosi componenti della nuova giunta alla guida del Comune di Milano, che ha dichiarato, tramite al nuovo assessore Filippo Del Corno, di essere interessata all’organizzazione di un nuovo salone del libro presso il polo fieristico di Rho, in collaborazione con l’Aie (Associazione Italiana degli editori), uno dei Soci della Fondazione del Libro di Torino.

Oggi, per Torino, é arrivata la mazzata. L’Aie ha comunicato di aver fondato, già dallo scorso febbraio, una nuova società con Fiera di Rho (che sarà socio di maggioranza con il 51% delle quote), il cui obiettivo sarà quello di dare vita ad un nuovo salone, che si svolgerà a maggio 2017, in contemporanea con quello torinese. Insomma, Milano ha deciso di utilizzare il format di Torino per realizzare un evento di portata internazionale con sforzi ridotti. Il tutto sfruttando il colossale voltafaccia di un’idea di soci principali del Salone di Torino.

Arrivata la notizia, i torinesi si interrogano sulle cause di questa notizia shock, che riporta nella mente dei torinesi i tempi in cui molte eccellenze, dal mondo della moda al Salone dell’Auto, lasciavano il capoluogo subalpino. A nostro avviso, la responsabilità va divisa tra vecchia e nuova giunta. Visto che, a sentire l’Aie, la decisione é stata già presa a febbraio, viene da chiedersi come mai il sindaco uscente Fassino non abbia avuto il coraggio di fare chiarezza di fronte ai cittadini. Dobbiamo far notare, però, anche l’immobilismo della nuova giunta, guidata da Chiara Appendino. Nel corso della vicenda, che ha visto interventi da parte di tutte le parti in gioco, membri del Governo compresi, il sindaco della città di Torino si è limitato a frasi di circostanza, mostrando scarsa esperienza nel gestire queste delicate situazioni.

Gli organizzatori non devono, tuttavia, piangere sul latte versato e dedicarsi agli allestimenti del prossimo Salone, che non é stato ancora annullato. É necessario agire in fretta, lavorando insieme al Ministero dei Beni Culturali (membro della Fondazione) e ai numerosi piccoli e medi editori che si sono lamentati pubblicamente della linea seguita dall’Aie, a loro parere asservita alla multinazionale Mondadori/Rizzoli. A loro e a tutti gli amanti di questo splendido evento culturale chiediamo di sostenere ancora il Salone (nonché gli eventi ad esso collegato, come “Salone Off” ed “Exilles. Il Forte”), che  non merita di morire in nome del profitto e degli scambi di favori tra politici. Luigi M. D’Auria