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Mensile Indipendente fondato e diretto da Donato D'Auria. Registrato presso il tribunale di Torino il 30 dicembre 2014 al n° 38

Mondo

Entrano nel vivo le primarie USA

24 febbraio 2016

Entrano nel vivo le primarie Usa

New York – Tra le infinite strade che compongono Manhattan, la Cinquattasettesima è quella che preferisco, nonostante non sia certamente tra le più belle o suggestive. Tuttavia, nelle mie poche esperienze newyorchesi, proprio questa strada è stata il mio buen ritiro. Al numero 117 west, infatti, si trova la pizzeria Angelo’s e solo cinquanta metri più in là l’hotel Salisbury, punto di riferimento quando mi fermo nella “città che non dorme mai”.

Non siamo qui, tuttavia, per parlare dei miei soggiorni americani, ma di uno degli eventi più importanti di questo 2016: le primarie che eleggeranno i candidati alla Presidenza degli Stati Uniti. Non esiste un unico modo per definirle: per qualcuno sono solo un vociare di candidati posseduti dai poteri forti, per altri sono un evento politico cruciale per tutto il mondo, per altri soltanto un evento mondano.

Come sempre, in questi casi, la verità sta sempre nel mezzo, soprattutto da quando la televisione indirizza le scelte politiche degli americani. Ricordiamo, inoltre, che lo scopo di queste consultazioni non è quello di eleggere il Presidente degli Stati Uniti, ma i delegati di ogni partito (Repubblicano e Democratico sono i due maggiori) che sceglieranno il candidato Presidente alla convention di partito, che si svolgerà nei prossimi mesi.

La lotta all’ultimo delegato è sicuramente più serrata nel Partito Repubblicano, che rappresenta il lato più conservatore degli Stati Uniti. Infatti, nei sondaggi sono dati sostanzialmente alla pari tre candidati: l’eccentrico imprenditore e miliardario Donald Trump, che ha stregato la borghesia Wasp (White Anglo-Saxon Protestant, ossia i bianchi anglo sassoni), il navigato senatore del Texas Ted Cruz, che rappresenta il classico politico della destra conservatrice americana, e l’uomo nuovo Marco Rubio, sostenuto dai figli e nipoti di immigrati che, sentendosi americani a tutti gli effetti, non hanno timore di sostenere posizioni iper-conservatrici.

La partita più interessante è, però, quella che si gioca a sinistra, nel Partito Democratico. Tra i Repubblicani, infatti, le posizioni sono molto simili tra tutti i candidati, mentre tra i due favoriti democratici (intenzionati a succedere al loro collega di partito Barack Obama) le differenze sono molteplici. Da un lato, infatti, c’è Hilary Clinton, che offre agli elettori la sua esperienza in politica (iniziata come moglie-consigliera del marito Bill) e la possibilità di eleggere una donna Presidente, oltre ad un programma moderato ma forte negli affari esteri, sulla falsariga della storia democratica.

L’altro concorrente è il Senatore del Vermont Bernie Sanders, settaquattrenne politico di professione con un passato da regista ufficiale per il movimento dei diritti civili. Sanders é anti-casta, anti-guerra, favorevole alla sanità gratuita, all’innalzamento del reddito di cittadinanza ealla creazione di corsi universitari “popolari”. Piace tantissimo ai giovani (che si tingono in suo onore i capelli di bianco), che lo chiamano “nonno” e ai nostalgici delle riforme radicali di JFK.

Insomma, come al solito le Primarie americane sono un evento di portata planetaria, ma la difficile situazione internazionale (soprattuto in Medio-oriente) e le riforme di Obama ancora da completare (soprattutto quella sanitaria) rendono questa tornata ancora più avvincente. Luigi M. D’Auria