Reportage dall'EXPO: anche l'Estonia protagonista

Reportage dall'EXPO: anche l'Estonia protagonista

Milano (EXPO) - Puntuali, alle ore 10 di ogni mattina, si aprono i cancelli del più grande evento di sempre dedicato al cibo. Nonostante la nostra redazione abbia deciso di visitare l'EXPO in una data infrasettimanale, non si può non notare come tantissima gente sia comunque presente ai cancelli. Un bel successo per un evento che ancor prima di aprire rischiava di essere divorato da un numero enorme di polemiche, peraltro giustificate, che di certo non hanno fatto bene ad una macchina organizzativa sempre in bilico a causa di continue dimissioni dei soliti "pavoni" che scappano quando le cose vanno male. Mentre il grande pubblico cerca disperatamente di raggiungere il prima possibile il Padiglione Italia e quello zero raggiungiamo il padiglione dell'Estonia, forse uno dei più belli in assoluto. Costruito quasi interamente in legno, il Padiglione mette in luce in maniera innovativa le eccellenze del piccolo paese baltico, che spaziano dal mondo agricolo (in particolare la segale, cereale più coltivato in Estonia) a quello dell'innovazione tecnologica (pochi sanno che Skype é stato inventato in Estonia e che i bus della Capitale Tallinn sfruttano le energie rinnovabili), passando per i  balli popolari e i pianoforti a marchio Estonia, tra i più usati dai grandi maestri degli ultimi cent'anni. Altra nota positiva del padiglione é il ristorante dedicato alla degustazione del cibo estone, con pesce e pane di segale a fare la parte del leone. Lasciato il Padiglione dell'Estonia, penso di dirigermi verso lo splendido orto mediterraneo che chiude il decumano, viale centrale coperto che attraversa tutta l'Esposizione, dal lato est, ma sono attratto dal Padiglione del Sultanato dell'Oman, che si presenta come una piccola oasi nel deserto. Sicuramente non sono pentito della mia scelta, visto che il luogo é accogliente e presenta in maniera ottima le eccellenze (tra cui, addirittura, vino e miele) di un Paese che non si é fatto frenare dalle difficili condizioni climatiche del deserto. Dopo un fugace giro nel Padiglioni di Turkmenistan (davvero brutto l'altarino del Presidente locale che sembra uscito dai manifesti di una campagna elettorale) e Iran, molto bello con la sua struttura che ricorda un grande orto, concludo la mia visita all'EXPO con due piacevoli sorprese. La prima é quella del minuscolo Padiglione dello Zimbawe, inserito nel cluster tematico delle spezie. Qui, oltre ad assaggiare un ottimo chinotto, scopro la carne di coccodrillo, una delle più incredibili scoperte culinarie di questo EXPO che, pensato inizialmente come solo virtuale, ha attirato più visitatori a seguito della decisione (operata soprattutto dagli Stati più poveri per autofinanziarsi) di proporre anche cibo vero ai visitatori. La seconda scoperta é quella del Cluster Bio-Meditereaneo, dimostrazione di come, dalla Sicilia al Libano, anche uno dei mari più inquinati del mondo possa puntare sul biologico. Insomma, nonostante una difficile partenza, la fase centrale di questa Esposizione ha, davvero, deliziato tutti i visitatori. Luigi M. D'Auria