Gli Europei di Short track infiammano di nuovo Torino

Gli Europei di Short Track infiammano di nuovo Torino

Torino - Per la terza volta in dodici anni, il PalaVela di Torino ha ospitato di nuovo gli Europei di Short Track. La prima volta era stata nel 2005, quando la città era in pieno clima pre-olimpico, la seconda nel 2009, quando Torino si confrontava con i difficili anni del dopo Olimpiadi (soprattutto dal punto di vista del riutilizzo degli impianti Olimpici) e ora nel 2017, un anno dopo essere stata "Capitale Europea dello Sport". Come nelle scorse edizioni, la sede di gara è stato il Palavela (che fu reinaugurato proprio con gli Europei del 2005) e anche quest'anno la presenza di pubblico è stata importante, come testimoniano le tremila presenze registrate il 15 gennaio, ultimo dei tre giorni di gara.

Come otto anni fa,la grande protagonista azzurra è stata Arianna Fontana, brava a lasciarsi alle spalle i suoi problemi tecnici e personali (recentemente ha dovuto lasciare il suo storico coach a causa di problemi con la federazione) e a vincere l'ennesimo titolo continentale nell'overall, frutto di prove discrete nelle gare brevi e di due splendide vittorie nei 1500 e nei 3000 metri, che hanno chiuso il programma di gara. La pattinatrice di Bormio è stata anche brava a trascinare la staffetta azzurra alla vittoria, in cui ha fatto squadra con Martina Valcepina (argento nei 500), Lucia Peretti e Cecilia Peretti. Bravissime le nostre a battere allo sprint l'Ungheria,mandando in delirio il pubblico, "capeggiato" dal vulcanico Stefano Dotti.

Meno bene la nostra squadra maschile, che non ha ottenuto nessun risultato di rilievo nelle gare individuali. I nostri, tuttavia, trascinati dallo splendido pubblico del Palavela, hanno ottenuto uno splendido bronzo nella staffetta, disputatasi sulla distanza di 5000 metri. L'esperto Yuri Confortola, Andrea Cassinelli, Davide Viscardi e Tommaso Dotti (figlio del supertifoso Stefano) sono riusciti a mettersi alle spalle l'Ungheria, facendosi precedere soltanto da nazionali molto più forti sulla carta, come l'Olanda (vera e proprio mattatrice della disciplina) e la Francia. Questo risultato a sorpresa testimonia come il "fattore campo" sia determinante in ogni sport e come il pubblico possa dare una mano agli atleti in gara.

Il successo riscosso da questo bell'evento testimonia come il pubblico torinese sia desideroso di vedere eventi sportivi di alto livello nella propria città, magari anche nei palazzetti olimpici, che troppo spesso restano inutilizzati per lunghi periodi di tempo.  Anche se organizzare eventi di alto livello non è facile, è giusto assecondare la passione di una città che, dopo le Olimpiadi del 2006, non vive soltanto di calcio. Luigi M. D'Auria