Il Torino vola con giovani e bel gioco

Il Torino vola con giovani e bel gioco

Torino - Dieci anni fa Urbano Cairo era un imprenditore affermato nel mondo dell'editoria con zero esperienza nel mondo dello sport. Dieci anni fa Gianpiero Ventura era un allenatore italiano con tante esperienze nelle serie minori che, dopo aver portato il Napoli dalla C alla B, era stato esonerato senza tanti complimenti. Dieci anni fa Bruno Peres era poco più che un bambino che giocava nelle giovanili del Club Audax di San Paolo. Oggi questi tre sono in testa al Campionato di Serie A. Certo, in mezzo non sono state tutte rose e fiori. Per molti anni Cairo é stato contestato dalla "Maratona" a causa di una gestione del mercato scellerata, mentre Ventura é stato spesso esonerato con molta ingrati d'intesa squadre che non lo consideravano un allenatore "di vertice". Poi, improvvisamente, le cose sono cambiate. Cairo ha continuato a vendere i pezzi pregiati, ma ha imparato (grazie soprattutto al DS Petrarchi) anche a spendere bene comprando giovani interessanti, mentre Ventura ha trovato la stabilità necessaria per mandare avanti un vero e progetto calcistico, copiando in piccolo maestri come Wenger e Ferguson. Così dopo due stagioni tra i primi dieci il Torino ha iniziato la terza ancora meglio, sempre con tanti nuovi ma finalmente con una "ossatura" di buoni giocatori e con una mentalità "da grande". Prendete la partita con il Frosinone: i Granata all'inizio non sono riusciti a contenere la spinta dei ciociari ("gasati" dall'esordio nella massima serie), ma poi si sono sbloccati, proponendo un gioco non necessariamente bello, ma certamente utile. Vero capolavoro, invece, é stato il secondo tempo contro la Fiorentina. All'intervallo il Toro sembrava un pugile suonato pronto a crollare per K.O tecnico. Dal rientro in campo la squadra é cambiata, sostenuta da un centrocampo folto ma coordinato, da una difesa solida (comunque ogni tanto vittima di imperdonabili amnesie) e rodata e da un attacco non di altissimo livello ma funzionale al gioco di Ventura e in grado  di pungere, soprattutto nelle serate di grazia di Fabio Quagliarella. La Fiorentina, squadra con ambizioni di terzo posto, é stata mesa al tappeto da un miscuglio di ex rottami, giovani interessanti e "vecchi" d'esperienza. Proprio questa é, a mio avviso, la forza di Giampiero Ventura: al di là delle valutazioni giornalistiche, riesce sempre a costruire squadre compatte e capaci di esprimere un gioco sempre buono, ma "champagne" a tratti. Aspettando gli inserimenti di Belotti e Zappacosta, il Toro si gode i suoi fenomeni, quei Belotti, Quagliarella e Padelli non considerati dalla folla di opinionisti che occupa i mass media italiani ma fortemente voluti da una società che, in dieci anni, é passata dall'inferno dei tribunali alla goduria di un primato provvisorio, ma meritato e conquistato col bel gioco. Viva gli outsider. Viva Giampiero Ventura. Luigi M. D'Auria