Veleni e cadute all'inizio della Vuelta

Veleni e cadute all'inizio della Vuelta

Caminito del Rey (Andalusia) - Jàmon Pata Negra e fibrillazione. Questo si respira nel minuscolo ristorante di Caminito del Rey, ridente (si fa per dire, visto che non c'é nulla) località dell'Andalusia dove io e il mio amico Manolo abbiamo assistito all'arrivo della seconda tappa della Vuelta, la prima a valida per la classifica. Le sorprese sono state poche o tante, a seconda di come si guarda la classifica di tappa. Se si guarda l'ordine d'arrivo si vede che il primo dei favoriti é solo quinto, nonostante l'arrivo in salita, mentre se si guardano i distacchi che fanno ridere i polli (o il nostro prosciutto, dipende dal vostro cibo preferito) si pensa che la Vuelta non si deciderà in questo forno crematorio chiamato Andalusia, ma sui monti Cantabrici e Pirenaici, che arriveranno tra una decina di giorni. Dopo la teoria, passiamo alla pratica, descrivendo la spettacolare tappa odierna, vinta con un colpo di mano da Esteban Chaves Rubio, eterna promessa sbocciata solo in data odierna con una vittoria ottenuta con classe. Saranno contenti quelli dell'Orica, che a forza di contratti da big e crono squadre perse per aspettarlo (sono due Giri che tenta di far classifica) si erano stancati di tenergli il posto. Per quanto riguarda i big, mi sembra giusto dedicare un telegramma per ognuno. Splendidi Rodriguez e Valverde, che in Spagna vanno sempre forte. Sugli scudi Froome, che a forza di pedalate da "frullatore" non ha perso niente. Malino Quintana, che ha tentato il colpo di mano ma é stato risucchiato dal gruppo in salita, dove avrebbe dovuto guadagnare. Sorprendenti Moreno e Van Garderen, usciti a pezzi dal Tour (il primo manco convocato senza un particolare motivo), che hanno perso il meno possibile. Bene Aru, Landa e Pozzovivo, che non sono i migliori ma sono a ruota dei primissimi, dunque bene così per loro. Leonino Nibali, che cade, rientra, si stacca di nuovo, va alla deriva ma limita i danni con la classe del vecchio leone cui sono stati tolti i territori conquistati in vita, ma non certo quello natìo. Insomma, una tappa iniziale, buona per testare il polso dei migliori. Veniamo, invece, alle due note dolenti di questi ultimi giorni. La prima é la cronosquadre di ieri, di fatto neutralizzata causa fondo in condizioni simili a quelle in cui versa il sito archeologico della Domus Aurea di Nerone, quindi pessime. Sarebbe dovuta una lettera di scusa dell'ASO, sempre pronta ad autofinanziarsi organizzando corse negli Emirati ma, solo in questo caso per fortuna, poco vigile nell'aiutare il comitato di tappa nella messa a punto di un percorso di 7.4 tutto sulla spiaggia, potenzialmente spettacolare ma rivelatosi solo pericoloso per i corridori. Il secondo riguarda la positività di Gianpaolo Caruso, che fece sognare l'Italia in una Liegi di qualche anno fa con un attacco leonino, sulla base di una provetta del 2012. Siamo (uso il plurale perché lo é anche il mio compagno di viaggio Gigione Magnani) disgustati dal comportamento dell'antidoping, perché le urine di un ciclista vanno controllate subito e non tre anni dopo. Inoltre, se un corridore ha sbagliato, deve (giustamente) pagare subito, non quando fa comodo allo show business e ad una politica sportiva che ha dimenticato il senso della parola meritocrazia. Viva il ciclismo pulito e abbasso chi, con la scusa di ripulirlo, lo sporca ancora di più. Luigi M. D'Auria