Un super Novak Djokovic vince il suo terzo Wimbledon

Un super Novak Djokovic vince il suo terzo Wimbledon

Wimbledon (Londra) - Mentre Martina Navratilova si gode la sua ennesima passerella sul Centrale dei "Championships" (letteralmente "i Campionati", nome ufficiale del torneo tennistico più prestigioso, e ricco di premi, del mondo), questa volta dopo aver giocato il doppio delle leggende con Selima Sfar, il pubblico, lentamente e ordinatamente, in puro stile british, lascia le tribune del campo più famoso del mondo, il centrale appunto. Mentre cerco di raggiungere il ristorante dove un collega  mi aspetta per una cena, penso che il verdetto di questo Wimbledon sia sostanzialmente uno solo: Novak Djokovic è, attualmente, il più forte giocatore del mondo. Oggi, infatti, il serbo ha sconfitto in quattro set Roger Federer, troppo nervoso per poter conquistare l'ottavo trionfo a Wimbledon (e battere il record di vittorie che resiste dal 1889, visto che Sampras e lo stesso Federer hanno solo eguagliato William Reanshaw). Djokovic ha fatto esattamente ciò che doveva fare per battere lo svizzero: lo ha costretto a giocare da fondo campo, intrappolandolo nella sua ragnatela fatta di scambi prolungati (a proposito, vorrei rispondere ai puristi che considerano quello di Djokovic un tennis poco spettacolare dicendo che se vogliamo abolire la potenza atletica nello sport potremmo anche costringere i tennisti uomini a giocare con mutandoni di lana e corsetto da donna dell'Ottocento per costringerli a chiudere il punto subito, visto che evidentemente non riusciamo ad apprezzare chi si allena sei ore al giorno per essere il migliore) e tanta fisicità che il trentaquattrenne Federer non ha più. Insomma, onore al vincitore, che a questo punto mette un po' di dubbi nella testa di Federer, che dopo la splendida vittoria contro Murray si era illuso, forse, di essere tornato nella versione inarrivabile per chiunque di qualche anno fa. A grande richiesta degli aficionados di questo splendido sport, mi accingo ad affrontare il capitolo Nadal, che ha regalato un'ennesima delusione a se steso, al suo staff e ai suoi tifosi perdendo al secondo turno contro il tedesco-giamaicano tutto talento Dustin Brown. Per quanto mi riguarda il discorso è semplice: Nadal ha bisogno di un cambio di guida tecnica. La colpa non è, certo, tutta di zio Toni, ma ormai è chiaro che a ventinove anni che il mancino di Monacor non può più giocare il tennis tutto corsa e fisico che lo ha portato in alto, perché il suo fisico logorato dai tanti infortuni non glielo consente più. Tuttavia, non potrà certo essere chi lo ha spinto a perseguire questa idea di tennis a fargli cambiare idea. In ogni caso, pensateci cari nadalisti: Federer era crollato in classifica, ha assunto Edberg e ha fatto altre due finali a Wimbledon, Djokovic ha assunto Edberg ed è tornato dominante, Nishikori ha preso Chang ed è entrato nei top cinque, Gasquet ha disputato quest'anno la sua seconda semi a Wimbledon allenato da Bruguera e Sebastien Grosejan, Agassi risorse grazie a Brad Gilbert e Wawrinka ha vinto i suoi due Slam allenato da Magnus Norman. Insomma, l'ingresso di una nuova figura nello staff tecnico del maiorchino, magari sempre con la supervisione di Toni, potrebbe portarlo a vincere il suo decimo Roland Garros. A proposito di record, chi non ha più intenzione di fermarsi è Serena Williams, che ha vinto il terzo slam stagionale (Grande Slam in arrivo a New York?) battendo la spagnola Muguruza, degna rappresentante delle nuove leve. A sorpresa era giunta in semifinale anche Agnieszka Radwanska, esempio vivente di come Wimbledon regali sempre emozioni e sorprese, visto che quest'anno la polacca aveva vinto meno di 10 match. Luigi M. D'Auria