Pasquale Mastracchio fa rivivere le antiche tradizioni di Ascoli Satriano

Pasquale Mastracchio fa rivivere le antiche tradizioni di Ascoli Satriano

Ascoli Satriano (Fg) - Lunedì 17 agosto sarà ricordata, almeno da alcuni, come una data storica per il comune di Ascoli Satriano. Mentre molti residenti e vacanzieri passeggiavano per i "corsi" principali del paese, una piccola grande folla,di circa duecentocinquanta persone, membri delle istituzioni inclusi, si é ritrovata presso il cortile (ex chiostro di un convento di clausura) del Polo Museale "Pasquale Rosario" per la presentazione di uno dei pochissimi libri in circolazione scritto in dialetto ascolano: "Asculë... Lu Tiembë passätä" di Pasquale Antonio Mastracchio, ascolano di cinquantuno anni, trasferitosi nel 1991 a Roma, in cui ha portato, a suo dire, tutto tranne il cuore, che é rimasto e rimarrà sempre nella sua terra natia. Comunico ai miei venticinque lettori (speriamo che nel frattempo siano un minimo aumentati) che, essendo per metà ascolano, il mio racconto potrebbe essere non del tutto imparziale, visto che é la prima volta che un ascolano sceglie di proclamare il suo amore per questa terra scrivendo un libro di ricordi personali che fanno rivivere la vita semplice di questo paese di seimila anime del foggiano. Certo, é vero che esistono i testi degli specialisti Potito Mele ( dimenticato politico e dialettologo, il primo attivo ad Ascolioli Satriano) e Franco Capriglione, curatore della prefazione e della revisione lessicale del libro, ma questi ultimi hanno sempre fatto il loro lavoro con lo spirito dei dialettologi, e non con quello dell'emigrante che prova a descrivere ad un amico incontrato in una grande città il suo paese. L'evento, cosa molto positiva, é stato salutato con favore in paese. A testimoniarlo, la presenza del Sindaco Nino Danaro, dell'assessore alla cultura Biagio Gallo e del rappresentante del centro culturale polivalente Saverio Simone. Se ciò é molto positivo, mi sento di fare una critica: cosa significa "rilancio". Infatti, molte amministrazioni comunali utilizzano questa parola solo come palliativo e poi non fanno nulla di concreto: speriamo non sia così ad Ascoli Satriano. Dopo i saluti di rito, arriva il momento dello show vero e proprio, messo in scena dallo stesso Pasquale Mastracchio, dal suo fratello Nino, capace di mettere in musica i racconti del fratello in ascolano, e anche dal professor Franco Capriglione , che ha stregato i presenti con i suoi termini quasi astratti per il livello culturale medio. Personalmente, mi ha ricordato il miglior Giampiero Mughini nelle sue interpretazioni a "Controcampo". L'autore, con l'aiuto delle sue spalle, ha ricordato ai presenti alcuni dei momenti più significativi della comunità ascolana, come la processione della Madonna nera che si svolgeva ogni venticinque anni, tradizione mai più ripetuta, e la festa di Santa Lucia, momento di festa per adulti e bambini. Tuttavia, non c'é spazio solo per la nostalgia nel libro di Mastracchio, che, oltre a ricordare i momenti felici della sua giovinezza, vuole spingere gli ascolani a tornare alle loro antiche tradizioni, belle quanto semplici. Penso che queste ultime possano essere utili anche per il rilancio, o meglio il lancio del turismo millantato dalle istituzioni. Chi le scopre, infatti, non può che innamorarsene. Luigi M. D'Auria